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Beyond the PlayVerse diventa multiplayer: benvenuti nella Piazza delle Frequenze

Beyond the PlayVerse continua a crescere: nuovi territori, avatar personalizzabili, missioni e una Piazza multiplayer privata in cui incontrarsi, comunicare e condividere attività.

7 min di lettura

Beyond the PlayVerse diventa multiplayer: benvenuti nella Piazza delle Frequenze

Un luogo digitale può essere bellissimo. Può possedere una luce precisa, un paesaggio capace di suggerire storie, sentieri che sembrano condurre da qualche parte e silenzi nei quali viene voglia di restare. Ma arriva sempre un momento in cui la sua natura cambia: accade quando, in lontananza, compare qualcun altro.

Al bar di Barenz, si bevono degli ottimi cocktail. Ma occhio agli effetti collaterali!

Nel primo articolo dedicato a Beyond the PlayVerse vi ho raccontato la nascita di uno spazio digitale pensato per essere attraversato, trasformando il lettore in Rabdomante e la navigazione in una passeggiata, provando a dare forma concreta a un’idea che accompagna LUDENZ da sempre: il videogioco non è soltanto qualcosa di cui parlare, ma un linguaggio attraverso il quale possiamo pensare, ricordare e costruire relazioni.

Quello era il primo passo; oggi il PlayVerse continua a espandersi e quella passeggiata non è più necessariamente solitaria. Il mondo si è allargato, sono comparsi nuovi territori, missioni, oggetti, ricompense, corpi digitali da costruire e, soprattutto, una piazza nella quale incontrare altre persone.

Perché un luogo comincia davvero a essere abitato quando la presenza di qualcun altro può modificare ciò che vi accade.

Ci sono un sacco di skin sbloccabili. Il come farlo, sta a voi.

Prima di incontrarsi, bisogna scegliere come apparire

Entrare nel nuovo PlayVerse significa, innanzitutto, dare una forma al proprio Rabdomante. Non volevamo limitarci a consegnare a tutti la stessa figura anonima. Il corpo digitale con cui si attraversa un mondo non è mai un dettaglio neutro: determina il modo in cui ci riconosciamo sullo schermo e quello in cui diventiamo visibili agli altri. Per questo il sistema di creazione dell’avatar permette di scegliere il proprio nome, il colore dominante della tuta, la corporatura, il visore, il casco, l’emblema, la finitura e diverse parti dell’equipaggiamento. Non si tratta ancora di trasformare il PlayVerse in una sfilata permanente di accessori, ma di permettere a ogni presenza di possedere una piccola identità. Alcuni elementi vengono sbloccati proseguendo nell’esplorazione. Missioni, incontri e percorsi possono restituire nuovi colori, costumi, skin editoriali e gadget da equipaggiare. Le ricompense non esistono soltanto come numeri archiviati in una schermata: tornano sul corpo del Rabdomante e diventano tracce visibili delle strade percorse. L’avatar, così, non racconta semplicemente chi abbiamo deciso di essere all’ingresso ma conserva qualcosa di ciò che abbiamo fatto.

Potete giocare a vari cabinati, al piano superiore dell' Antoine's Lounge

Il PlayVerse non è più un solo sentiero

Il primo ambiente era una soglia, ma ora da quel punto si aprono direzioni differenti: c’è ancora la passeggiata, pensata per chi desidera procedere lentamente e lasciare che il paesaggio accompagni le conversazioni. C’è la Via delle Cupole, dove le produzioni cartacee di LUDENZ acquistano una forma spaziale e diventano ambienti da esplorare. E poi c’è il Paese digitale: un territorio più ampio, attraversato da personaggi, quartieri, attività, installazioni e storie. Qui il Rabdomante può consultare la mappa, seguire missioni, raccogliere oggetti, effettuare consegne e custodire nello zaino ciò che trova o gli viene donato. Può interagire con le manifestazioni digitali degli autori; raggiungere il Mercatino Digitale, il Cinema Orbitale, il Lounge, le sale giochi (con veri e propri videogiochi arcade da provare!) e le altre zone disseminate nel paese.

Abbiamo cercato di evitare che tutto si riducesse a una sequenza di indicatori da completare. Le missioni servono a orientare, ma non esauriscono il mondo. Molte presenze possono essere incontrate senza una ricompensa immediata, alcuni dialoghi esistono soltanto per aprire una domanda e certe deviazioni non hanno altro scopo che quello di ricompensare la curiosità e incentivare alla riflessione, perché non ogni gesto in un videogioco deve necessariamente produrre punti; a volte è sufficiente che lasci una traccia.

Enormi rivelazioni vi attendono nel Paese Digitale.

La Piazza delle Frequenze

Al margine del Paese digitale si trova un passaggio diverso dagli altri e attraversandolo si entra nella Piazza delle Frequenze, la nuova area multiplayer di Beyond the PlayVerse.

La prima cosa da chiarire è anche la più importante: non abbiamo voluto costruire una chat tridimensionale. Non ci interessava aggiungere una finestra di messaggi sopra un ambiente grafico e chiamarla comunità. Desideravamo uno spazio nel quale la relazione passasse anche attraverso la distanza, il movimento, l’attesa e ciò che si sceglie di fare insieme. Ogni Piazza è un’istanza privata che può accogliere fino a otto persone: è possibile aprirne una nuova, invitare gli account presenti nel proprio archivio oppure entrare usando un codice ricevuto da qualcun altro. L’account LUDENZ protegge l’identità dei partecipanti e permette agli autori verificati di manifestarsi utilizzando il proprio modello digitale. Quando io, Luigi o uno degli autori di LUDENZ entra nella Piazza, quindi, non appare come un Rabdomante indistinguibile dagli altri ma la sua presenza editoriale assume un corpo riconoscibile. Quella che sul sito era una firma può diventare una figura da raggiungere con il quale interagire da “vicino”.

Una community non è un numero accanto alla parola “online”

Abbiamo trascorso anni dentro piattaforme che definiscono comunità qualunque insieme di persone osservabile attraverso una metrica. Utenti connessi, visualizzazioni, follower, tempo medio di permanenza sono dati utili, ma non raccontano necessariamente una relazione. Trovarsi nello stesso spazio digitale non significa essersi incontrati, così come parlare nello stesso momento non significa essersi ascoltati. Nella Piazza abbiamo provato a partire da un principio differente: prima di essere misurabile, una presenza deve poter essere percepita. Gli altri Rabdomanti camminano accanto a noi, si fermano, cambiano direzione, si siedono, si avvicinano al palco o raggiungono il bar. Non sono nomi impilati in una colonna laterale, ma corpi che occupano uno spazio e ne cambiano continuamente la composizione. Anche il silenzio diventa leggibile. Qualcuno può restare in disparte, osservare una conversazione o attendere che gli altri si avvicinino. In un ambiente costruito intorno alla presenza non è necessario produrre continuamente qualcosa per dimostrare di esserci.

Parlare senza consegnare la Piazza al rumore

La comunicazione è stata uno dei problemi più delicati; una chat completamente aperta sarebbe stata la soluzione più ovvia, ma avrebbe rischiato di importare nel PlayVerse lo stesso rumore dal quale volevamo prendere le distanze. Abbiamo quindi costruito un sistema di frasi curate, organizzate intorno a ciò che le persone possono realmente aver bisogno di dire mentre condividono uno spazio. Ci si può salutare, fare conoscenza, proporre un percorso, chiedere agli altri di aspettare, raggiungere il palco, sedersi, brindare, esprimere entusiasmo, dubbio o sorpresa. Le frasi rapide non cercano di simulare l’intero linguaggio umano; costruiscono un vocabolario iniziale capace di favorire l’incontro senza trasformare immediatamente la Piazza in una bacheca. Il parlato libero esiste, ma rimane una frequenza riservata agli autori e ai sostenitori Patreon verificati. È una scelta precisa: riconoscere una forma di fiducia costruita nel tempo e mantenere lo spazio leggibile anche quando la conversazione diventa più aperta. Non pretendiamo che questa sia una soluzione definitiva. Il linguaggio della Piazza continuerà a crescere insieme alle persone che la useranno, ma volevamo che il suo primo gesto fosse l’ascolto e non l’accumulo indiscriminato di parole.

Anche un abbraccio deve essere accettato

Nella maggior parte dei videogiochi un’emote viene lanciata nello “spazio” e chiunque si trovi nei dintorni finisce per assistervi. Nella Piazza esistono saluti e gesti personali, ma le azioni che coinvolgono un’altra persona richiedono il suo consenso. È possibile proporre un cinque, un abbraccio, un brindisi, un inchino, una posa comune o persino un piccolo pogo. L’altro Rabdomante riceve la richiesta e può accettarla oppure rifiutarla. Può sembrare un dettaglio minuscolo, ma racconta bene il tipo di spazio che stiamo cercando di costruire: se un corpo digitale rappresenta una presenza, non dovrebbe diventare automaticamente disponibile alle intenzioni di chiunque gli si avvicini. Anche dentro un mondo stilizzato, colorato e dichiaratamente ludico, una relazione acquista significato quando entrambe le persone scelgono di prendervi parte. Sul palco, invece, è possibile avviare una Jam della Frequenza e scegliere un ruolo tra batteria, basso, chitarra e voce. Ogni parte viene sincronizzata sullo stesso battito per tutti i partecipanti, trasformando un gruppo di avatar in una piccola formazione improvvisata. Non è necessario essere musicisti, ottenere un punteggio o dimostrare una particolare abilità. La jam esiste perché persone diverse possano contribuire allo stesso evento, occupando ruoli differenti. Allo stesso modo, il gruppo può essere richiamato davanti al palco per una fotografia condivisa. Il conto alla rovescia appare a tutti, i Rabdomanti assumono la propria posa e ciascun partecipante può salvare sul proprio dispositivo l’inquadratura che sta osservando. La memoria comune non produce, quindi, un’immagine identica per tutti. Lo stesso momento viene conservato da prospettive differenti.

Rock and Roll!!

Si può anche raggiungere Mixer al suo chiosco, scegliere una bevanda dal vecchio bancone, sedersi sulle panchine, attraversare il perimetro della Piazza o semplicemente aspettare che qualcosa accada. Sono azioni leggere, ma proprio per questo importanti: non cercano di riempire ogni secondo con un obiettivo e lasciano alle persone il tempo necessario per costruire il proprio ritmo.

Dal leggere insieme allo stare insieme

LUDENZ possedeva già una comunità prima della Piazza; vive negli articoli, nelle Risonanze lasciate dai lettori, nelle conversazioni, nei profili, nei volumi che passano materialmente dalle nostre mani a quelle di chi sceglie di sostenerci. La Piazza non sostituisce nessuna di queste forme e non vuole diventare il loro contenitore definitivo. Aggiunge una possibilità.

Finora potevamo leggere lo stesso articolo, ascoltare lo stesso podcast o attraversare lo stesso volume in momenti e luoghi differenti. Adesso possiamo anche riconoscerci dentro uno spazio comune, percorrerlo nello stesso momento e lasciare che la presenza degli altri modifichi l’esperienza. Il passaggio al multiplayer non serve a rendere Beyond the PlayVerse più simile a un videogioco tradizionale. Serve a portare più avanti la domanda dalla quale tutto è cominciato: che cosa accade quando un progetto editoriale smette di limitarsi a pubblicare contenuti e comincia a costruire luoghi? E cosa accade quando quei luoghi possono essere abitati insieme?

Un universo che non vuole essere completato

In ogni caso, non finisce qui; Beyond the PlayVerse continuerà a cambiare e nel tempo aggiungeremo nuove missioni, conversazioni, attività, territori e possibilità di incontro. Alcune saranno visibili immediatamente; altre resteranno ai margini, in attesa che qualcuno decida di deviare dal percorso più evidente. Non vogliamo che il PlayVerse sia “completato” nel senso tradizionale del termine, piuttosto ci interessa che possa essere frequentato, ricordato e ritrovato. Che una persona possa entrare per esplorare una Cupola, un’altra per incontrare un autore e un’altra ancora soltanto per sedersi nella Piazza accanto a qualcuno. Nel primo articolo avevamo scritto che LUDENZ voleva diventare un luogo in cui la cultura videoludica potesse essere vissuta, esplorata e abitata.

Oggi quel verbo può finalmente essere coniugato al plurale.

La Piazza delle Frequenze è aperta.

Entrate nel PlayVerse e incontratevi dall’altra parte.

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