Profilo
Pascal Goritmo non è un semplice redattore: è un monumento vivente, un fossile nobile che calca le scene dell'informazione da oltre trentacinque anni. La sua carriera è iniziata in un'epoca antecedente all'invenzione stessa del videogioco, quando per "interazione" si intendeva l'uso di una calcolatrice meccanica e per "sviluppo" la scrittura di stringhe di codice su schede perforate. Testimone oculare della nascita di ogni bit, Goritmo ha attraversato ere geologiche di inchiostro e carta stampata prima di approdare, con sovrana condiscendenza, nell'era del digitale. Il suo stile è caratterizzato da una prosa aristocratica e tagliente, forgiata nel fuoco delle vecchie rotative e temperata dal cinismo di chi ha visto ogni console nascere, morire e finire nel dimenticatoio, senza che nessuna abbia mai scalfito il suo disinteresse per l'opinione del pubblico. Goritmo non si limita a recensire: egli sentenzia, dall'alto di un piedistallo eretto su decenni di pranzi a spese di publisher che oggi nemmeno esistono più. Per Goritmo, l'utente medio è un infante che ha appena imparato a tenere il pad in mano, mentre lui è l'unico interprete legittimato a decodificare la realtà videoludica. Il suo computer con 2 tera di ram è solo l'ultimo di una serie di strumenti che impugna con il fastidio di un nobile costretto a usare un'arma contadina. Quando scrive di un nuovo titolo, non sta recensendo un prodotto; sta valutando se esso sia all'altezza della storia che lui stesso ha contribuito a scrivere. Attualmente sta ultimando il suo saggio definitivo: “Prima dell'alba dei Pixel: Memorie di un uomo che sapeva già che avreste fatto domande stupide”, un'opera che promette di chiudere definitivamente ogni dibattito sulla trasparenza, spiegando perché, dopo trentacinque anni di carriera, l'unico dovere di un vero critico sia quello di non dover spiegare nulla a nessuno.