LUDENZ #1 - INNESTI
IL VOLUME 1 DELLA VERSIONE CARTACEA DI LUDENZ È DISPON
IBILE!


"Ludenz. Ricognizione di un futuro già innestato"
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RICOGNIZIONE DI UN FUTURO GIÀ INNESTATO


Riconoscere i vari modi in cui il videogioco può determinare un essere umano. I vari modi in cui può colonizzare i suoi ambienti, occupare i suoi spazi, prendere possesso del suo spirito critico, dei suoi istinti, cognizioni, esaltazioni, delle sue memorie, determinando le qualità psicologiche e culturali riconoscibili di chi infine può essere definito “videogiocatore”.

​Fino a dove può spingersi la presenza del videogioco nella vita di un uomo, tra l’ingannevole illusione che contraddistingue la natura dell’algoritmo virtuale e la sua capacità di innestare una conoscenza/cultura (del) reale? Quali sono i regni di conoscenza che il videogioco può interessare? E quanto congeniti e insospettabili quelli annoverabili nel momento in cui si familiarizza con le istanze di delocalizzazione artificiale permesse da un visore VR? Cosa ci raccontano degli uomini i “momenti robotici”, gli ologrammi, la IA di un cane digitale che cresce e si evolve assieme all’avatar del giocatore? Quanto può essere considerato solo naturale il paesaggio che palpita nella convivenza percettiva con quello digitale del videogioco? 

Per quanto ancora si dovrà parlare solo e soltanto di “videogioco”?
Sin dai primi tempi al MIT, nell’ambito delle sue ricerche sulle relazioni tra la tecnologia e il Sé, la sociologa e tecnologa Sherry Turkle scriveva:

 “Mentre i miei colleghi informatici lavoravano alacremente per permettere ai computer di fare cose ingegnose, io avevo altri pensieri: in che modo i computer ci stavano cambiando come persone?” (Il secondo Io, Frassinelli, 1985). 
Dopo l’iniziale numero pilota, con questa sua prima incarnazione ufficiale il progetto Ludenz s’ingenera nuovamente nella sua forma cartacea presentando zero analisi di videogiochi, zero voti, bensì portando a galla interrogativi, rielaborazioni, traduzioni, questioni aperte, spesso poco formulate. Innesti, che provengono dal e si spingono oltre il videogioco: innesti cognitivi, innesti antropologici, innesti olografici, innesti astrali...
​Innesti
di cinema nel videogioco, fra montaggi di sequenze cinematiche e libertà registiche di giocatori-interattori. 
Innesti
di work-station e piattaforme di video-editing all’interno di console, fra l’arte di giocare ai videogiochi e l’arte possibile grazie al videogioco.
Innesti
di responsabilità culturali nel ripensare una critica videoludica genuinamente indipendente, senza paure, riverenze o sensi di colpa, mirando a narrative meno tecniche, più umane. 
Innesti di un’accademia che parla la lingua dei Game Studies nell’attitudine al racconto ludico, intimo e personale del giocatore, al fine di farsi quanto più comprensibile e popolare.
​Innesti
di artisti neo-concettualisti, di opere digitali fatte di sovrapposizioni, stratificazioni, interfacce AR che determinano come muoversi, come illudersi meglio di esservi all’interno. 
Innesti
di robot di compagnia, di IA che respirano nel codice con il potere di donare l’illusione di poter meglio abbracciare e accettare l’equivoco dell’interfacciarsi con simulacri all’interno di realtà digitali.
Innesti
di gameplay in grado di ricucire il rapporto ancestrale tra mito e rito, dove il vero partecipante diviene ogni volta il giocatore. 
​Innesti
di board games ed elementi non lineari negli JRPG, della loro rielaborazione in chiave orientale di romanzi classici occidentali.
Innesti
di valori e ideologie in giocatori ciechi a qualsiasi gameplay, irretiti dalle esaltazioni regalate dal ludus del videogioco. 
​Guardando oltre la sua evoluzione tecnica, oltre i suoi aspetti artistici e formali, tutto questo parla di una sola cosa: del Videogioco visto quale processo che impatta sui pensieri, sui desideri, sulle idee, sul tempo e in definitiva sul vivere umano, suscitando interrogativi che mirano a chiedersi cosa lo stesso sta facendo all’uomo-videogiocatore.
Attraverso la sua proposta di convergenza di contenuti diffusi fra rivista cartacea e canali multimediali online, il progetto Ludenz promuove ambiti critici che trascendono esaltazioni, fanatismi e naturali apologie che il medium videoludico è scaltro nel saper ingenerare grazie alla sua naturale capacità di imbambolare il giocatore, di esaltarlo e colpirlo duro. Un progetto che si propone di innestare uno spirito di indipendenza critica capace di resistere nel tempo, mirando in primis ad analizzare la dignità con la quale la sfera culturale generata dal videogioco tratta l’essere umano dietro al videogiocatore. 
Innesti
: è questa l’anima del numero #1 di LUDENZ. 
Preparate i vostri lettori di codici QR e… benvenuti nel Beyond the PlayVerse. 
O bentornati.

LUIGI MARRONE


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