MEMORY FULL

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Metal Gear Solid 3: Snake Eater

Per te farei di tutto

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Quanto aspettavo quel giorno.


3 marzo 2005, day one di Metal Gear Solid 3: Snake Eater per PlayStation 2, terzo capitolo della saga di Hideo Kojima e - ancora oggi - uno dei miei videogiochi preferiti in assoluto su una delle migliori console di tutti i tempi.
Quanto aspettavo quel giorno.
Praticamente da quando, un paio di anni prima, mi ritrovavo nella cameretta dell’allora casa mia (un appartamento situato nell’entroterra genovese) ad attendere decine di minuti che la connessione a 56k del mio scrausissimo PC caricasse quel brevissimo teaser trailer che, ricordo ancora, mi fece venire la pelle d’oca proprio negli ultimi istanti, mentre una versione in chitarra acustica dello storico main theme della serie accompagnava un Big Boss intento a cibarsi di un serpente per poter sopravvivere alle avversità della giungla.

Quanto aspettavo quel giorno.

Così tanto che ovviamente, appena si presentò l’occasione, mi fiondai presso l’allora mio negozio di fiducia - una catena che, in seguito, cambiò nome e divenne uno dei principali player del settore - per prenotare la mia copia in modo da averla tutta per me il giorno esatto dell’uscita, come fu e sarà anche per tutti gli altri capitoli di MGS usciti prima e dopo questo. E poco importava se quel famoso negozio si trovava presso un centro commerciale piemontese a circa 30 km da casa mia. Altro che download digitale: ai tempi l’unico modo per giocare al D1 (ma in generale) su console era quello di possedere fisicamente il disco, altrimenti niente.

Quanto aspettavo quel giorno. E quel giorno finalmente arrivò.

Mi svegliò mia madre alle 6.45 del mattino, poco prima dell’orario in cui sarebbe suonata la sveglia, dicendomi di andare a vedere fuori dalla finestra.

Quel giorno finalmente arrivò, portando con se UNA DI QUELLE NEVICATE PAZZESCHE COME NON SE NE VEDEVANO DA ALMENO VENT’ANNI.

Era tutto maledettamente bianco. Alberi, marciapiedi, auto e soprattutto strade erano completamente coperte da quasi un metro di neve, la quale continuava imperterrita a precipitare copiosamente da un cielo che sembrava gridare “Ti ho fregato!”.
Mi voltai verso mia madre, che con uno sguardo severo mi disse - “Non pensarci nemmeno, eh!?” - ma neanche il tempo di farle finire la frase che già mi stavo precipitando vestito di tutto punto e armato di badile verso la mia auto (una Panda verde- acqua immatricolata qualche mese prima della mia nascita) per cercare di liberarla dalla neve nel più breve tempo possibile, con in sottofondo la voce della mamma che dal terrazzo mi urlava - “Ma che ca**o stai facendo”- , - “Torna a casa” - , - “Non fare lo scemo solo per un videogioco” - e cose così. Tutto inutile: quello era il day one di un Metal Gear e nulla mi avrebbe impedito di avere la mia copia. Dopo aver liberato (per quanto possibile) le ruote della macchina, messo le catene e ricevuto ancora qualche insulto, alle 8.00 circa ero quindi pronto a partire verso il centro commerciale, che comunque avrebbe aperto non prima delle 9.30.

Capii che forse avevo fatto una gran cavolata quando, più o meno a mezz’ora dalla partenza, mi resi conto di aver percorso solamente un paio di chilometri, costretto com’ero ad andare piano a causa di una tormenta che proprio non voleva placarsi e, soprattutto, dalla totale assenza di mezzi spazzaneve che rendeva le strade percorribili decentemente praticamente solo con una motoslitta. O da una macchina decente, ma non era quello il mio caso.
A quella velocità, se mai fossi arrivato, sarei giunto a destinazione nel pomeriggio inoltrato.
Ma non mi importava. Un pochino di ansia però ce l’avevo all’idea di affrontare il viaggio da solo. Mi venne quindi in mente di telefonare ad un amico che, nonostante non gli importasse nulla dei videogiochi, sapevo avere un certo gusto per “l’avventura”; lo chiamai spiegandogli la situazione e chiedendogli se gli avrebbe fatto piacere accompagnarmi. Aveva appena staccato dal turno di lavoro ma come previsto mi rispose in maniera positiva, dandomi appuntamento sul ciglio della strada poco lontano da casa sua.
Quando arrivai (con moooolta calma) per poco non lo scambiai per un pupazzo di neve, da quanta ne aveva addosso, ma riuscii comunque ad intercettarlo e a farlo salire in auto.
Adesso che eravamo in due mi sentivo un pochino più sicuro, e avvisai anche mia madre per cercare di tranquillizzarla dicendole che era tutto ok. Funzionò, ma un paio di insulti mi arrivarono comunque anche attraverso la rete GPRS.
Il viaggio proseguì molto lentamente tuttavia senza problemi di sorta, ma con l’ansia dovuta alle condizioni climatiche superata solo dalla voglia di mettere le mani sul gioco che ormai aveva raggiunto livelli mostruosi.
Arrivammo, tra una chiacchierata e un paio di derapate “non volute”, alle 15.00 circa. Quasi sei ore per percorrere 30 Km.
Ricordo ancora il senso di liberazione quando ci fermammo al parcheggio coperto del centro commerciale: ce l’avevamo fatta, sani e salvi.
Mi precipitai in negozio, scontrino con il numero di prenotazione alla mano, e lo esibii al commesso cercando di ricompormi un pochino e provando a mascherare l’emozione che stavo provando in quel momento. Con mia completa sorpresa il ragazzo mi disse che, siccome lo avevo prenotato con un certo anticipo, assieme alla copia del gioco avevo diritto a ricevere in maniera del tutto gratuita anche il doppio CD ufficiale con l’intera colonna sonora. Avete idea di cosa volesse dire una notizia simile dopo una giornata del genere?
Me ne tornai alla macchina con il tipico sorriso del bambino davanti all’albero di Natale circondato da regali, con il mio amico che continuava a non capire cosa mai ci potessi trovare in quello che lui definiva solamente “giochini”.
Ci ascoltammo l’intero album durante il viaggio di ritorno (fortunatamente molto più facile e sicuro rispetto al precedente, dato che intanto il tempo era decisamente migliorato) e mentre entravo nel mood del nuovo Metal Gear grazie a quelle fantastiche musiche, assaporavo già il momento in cui avrei finalmente inserito il disco di gioco nella console.

Rifarei tutto? Non lo so, ma sapete come è finita con mia madre? Ce lo siamo giocato insieme.

Logan Singer


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Ciao.
Se sei arrivato qui è perché molto probabilmente hai inquadrato il codice QR "nascosto" tra le pagine del mio pezzo chiamato MEMORY FULL presente nel secondo volume della rivista Ludenz.
E devo farti due volte i complimenti; innanzitutto per aver avuto la premura di curiosare tra i codici QR sparsi per la rivista, ma anche e soprattutto per aver voluto supportarci stringendo tra le mani un prodotto figlio ti volontà, passione e... memorie.
Ti invito a tornare qui tra qualche tempo, perché potresti trovare qualcosa di diverso :-)
A presto!
Logan
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